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Dalla terraLa rivoluzione old fashioned della Famiglia Abrigo a Diano d’Alba
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La rivoluzione old fashioned della Famiglia Abrigo a Diano d’Alba

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È stata presentata la settimana scorsa, a Roma, al ristorante “Il Ceppo”, l’azienda agricola piemontese Giovanni Abrigo di Diano d’Alba, oggi condotta dal figlio Giorgio e dalla moglie Paola, nel 60° anniversario della fondazione. L’Azienda, i cui vigneti sono ad un’altitudine di circa 350 metri in una delle regioni più vocate al vino e dalle nobili tradizioni, ha un areale (termine che indica l’estensione totale del vigneto) di circa 14 ettari. Non una grande azienda, dunque, di medio piccole dimensioni, che produce alcuni vini della tradizione piemontese. Tra cui la Barbera, il Dolcetto, il Nebbiolo e il Barolo. Nel complesso imbottigliano circa 70 mila bottiglie l’anno, praticando una politica dei prezzi contenuta, il che li rende competitivi sul mercato interno. Il pranzo di ieri era appunto per presentarsi alla stampa e agli operatori di settore romani, il cui mercato è interessante e in espansione. All’incontro erano presenti i rappresentanti delle guide vinicole, altra cosa da non sottovalutare, visto che tali guide offrono uno sguardo di insieme e un punto di vista generale intorno al mondo del vino. Essere segnalati in queste guide è utile. Tanto più se si è una piccola azienda in crescita e i prezzi sono concorrenziali.

La dimensione familiare della tenuta vinicola, che al momento non contempla strutture ricettive, nonostante il vino sia anche un volano turistico per le Langhe, la si riscontra anche nel modo appassionato ma discreto di coinvolgere i presenti. Nessuna spiegazione ad alta voce, di fronte agli astanti, elencando dati, obiettivi di marketing e prezzi. Piuttosto una conversazione in tono minore, con il piacere di raccontare i momenti della vita sui campi e in cantina. Ad esempio le caratteristiche della gemmazione e della crescita dei rami di vite, che solo chi è a stretto contatto con la terra può assimilare e rendere nei particolari. Una passione che si riflette nei prodotti che sono stati presentati come la Barbera 2016, il Dolcetto di Diana d’Alba 2017 e quello Superiore del 2016, il Nebbiolo 2016 e il 2015, il Barolo 2014. In apertura, come aperitivo, è stato offerto un bianco 2017, scarico e impercettibilmente mosso, servito freschissimo che si chiama La Favorita. Piacevole, allegro, beverino, capace di tenere testa e forse farsi preferire ad un vino spumante, che oggi è decisamente più di moda.

E difatti la peculiarità dell’evento è stata quella di essere di fronte ad una serie di prodotti, leggermente retrò. Un punto di debolezza oggi per dove guarda il mercato e soprattutto per le tendenze dei consumatori. Ma non di solo mercato vivono le aziende, anzi…. E questo quindi è anche un punto di forza da assegnare a questa famiglia di vignaioli delle Langhe, che cerca con passione e impegno di conservare le proprie tradizioni e quelle del territorio di provenienza. E anzi di rilanciarle. Per tornare alla Favorita, il suo gusto piacevole e allo steso tempo nuovo può essere una valida riscoperta e una alternativa al Prosecco. Quasi potrebbe essere un tracciante per il futuro in un epoca di generale dittatura delle bollicine. Anche perché nel caso di questo bianco il rapporto qualità prezzo è senz’altro sbilanciata nei confronti del prezzo, nel senso che potrebbe benissimo essere venduto con un ricarico maggiore e ottenere lo stesso consensi e apprezzamento. La cosa vale per gli altri vini. Il Nebbiolo ad esempio, il cui costo molto contenuto (15 € circa in cantina) finisce per non rendere ragione della sua piacevolezza.

Piacevole è stato anche la Barbera 2016 con una spinta alcolica pronunciata e il sapore complesso, che varia tra prugna, mirtilli e frutti rossi maturi sotto spirito, ma anche lievemente speziato con note di liquirizia e di legni complessi. Anche se come direbbero gli inglesi leggermente old fahioned. E qui si deve aprire un approfondimento. Le Langhe, purtroppo, stanno “nebbioleggiando” e questo un po’ dispiace a Paola e Giorgio Abrigo, perché vitigni storici come quelli del dolcetto rischiano di sparire per il poco reddito che producono e la poca attenzione che riscuotono nei consumatori. Più propensi appunto a rivolgersi al Nebbiolo, che rende anche di più in vigna. Eppure, secondo loro, un vitigno che proprio dovrebbe essere riscoperto perché in sintonia con le tendenze attuali del mercato che richiede vini meno complessi da gustare anche in pausa pranzo: con un panino, un trancio di pizza o un primo vegetariano. L’impegno di Paola e Giorgio Abrigo, oltre che di conservare la tradizione avviata dal papà Giovanni, è anche quello di rilanciare questi vitigni delle Langhe, perché alle volte può accadere, per i corsi e ricorsi del mercato, che la tradizione faccia di nuovo tendenza. Questo almeno è quello che loro si augurano.

Summary
Photo ofGiovanni Abrigo
Name
Giovanni Abrigo
Nickname
(Giovanni Abrigo )
Job Title
produttore vini

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La rivoluzione old fashioned della Famiglia Abrigo a Diano d’Alba ultima modifica: 2018-12-06T12:37:40+00:00 da Massimiliano Bianconcini

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