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Pecorino romano, la guerra del latte e il futuro del formaggio laziale

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Il problema del prezzo latte, sottopagato dalle industrie casearie, accomuna tante regioni italiane, dalla Sardegna al Lazio. Purtroppo l’alta deperibilita’ dell’alimento consente alle industrie di imporre prezzi umilianti agli allevatori, costretti a svendere il loro prodotto dopo ore di duro lavoro per garantire sicurezza e qualita’. Prezzi ben al di sotto dei costi di produzione che affamano le imprese agricole e distruggono il settore. L’assenza di una regolamentazione chiara e la mancanza di programmazione facilitano le speculazioni sulla pelle degli agricoltori. Nel Lazio le importazioni di latte hanno raggiunto livelli record: circa 4,5 milioni di quintali, ben al di sopra della produzione regionale degli allevatori. Ad aggravare la situazione hanno contribuito le politiche del Consorzio di Tutela della Dop del pecorino romano che si sono rivelate inadeguate e penalizzanti per i produttori di latte ovino e per la Dop con il 97% del pecorino romano Dop che attualmente viene prodotto in Sardegna. Per questo Coldiretti ha chiesto oggi, nel corso della manifestazione in piazza Montecitorio, il commissariamento del Consorzio, l’assegnazione dell’incarico di Commissario a un magistrato esperto di antimafia e la rappresentativita’ degli allevatori all’interno del Consorzio.

Per uscire subito dalla crisi derivante dal prezzo del latte, Copagri propone che attraverso l’Agea vengano ritirati almeno 20-25 mila quintali di pecorino romano, “in modo da favorire lo smaltimento delle giacenze e individuare adeguati strumenti per garantire il rispetto dei programmi di autoregolamentazione della produzione da parte dei consorzi di tutela, partendo dal presupposto secondo cui gli strumenti attuali sono inefficaci in mancanza di linee guida riguardanti eventuali penalizzazioni ai danni di chi sfora”. “Riteniamo inoltre prioritaria l’approvazione di norme che impediscano l’accesso ai finanziamenti pubblici a chi viola le regole, cosi’ come l’emanazione di un decreto ministeriale che obblighi gli acquirenti a comunicare agli stati membri i quantitativi di latte ricevuto, come previsto dal regolamento UE del 2013”, osserva la Copagri. “Ribadiamo che le remunerazioni ai pastori ristagnano, con prezzi compresi tra i 55 e i 60 centesimi al litro che non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione e sono ben lontani dalla forbice richiesta dai produttori, compresa tra 90 centesimi e 1 euro al litro – spiega l’organizzazione agricola che plaude all’intenzione annunciata dal Governo di incontrare le parti in causa per affrontare le problematiche del comparto ovicaprino. “Esprimiamo analogo apprezzamento per la convocazione al Mipaaft del tavolo di filiera del settore ovicaprino, per le ventilate ipotesi di istituire un organismo per monitorare il prezzo del latte e per gli interventi sul fronte creditizio e previdenziale, da attuare in collaborazione con l’Inps e con l’Abi”, conclude Copagri.

VERTICE IN REGIONE

“Seguo con molta attenzione la tematica della filiera ovicaprina, strategica per il Lazio – ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Ho appreso della volonta’ del ministro Centinaio di incontrare i pastori sardi e ritengo fondamentale che il ministro istituzionalizzi un tavolo nazionale sulla intera filiera ovicaprina, aperto anche alle altre Regioni interessate. Penso al Lazio, alla Toscana e alla Sicilia. Per quanto ci riguarda convocheremo domani in Regione le associazioni di categoria e le imprese di trasformazione per ragionare su una strategia unitaria e di sistema, da proporre al Governo, per risollevare le sorti di un settore vitale per il tessuto produttivo del nostro Paese”.

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Pecorino romano, la guerra del latte e il futuro del formaggio laziale ultima modifica: 2019-02-13T11:06:47+00:00 da Andrea Duca

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